IL MATTINO
Cronaca di Napoli
Da alcuni giorni seguo con interesse gli interventi
di alcuni autorevoli commentatori sul
futuro di Castelcapuano.
Il messaggio è chiaro per chi vuole intenderlo.
Quando si è prossimi a varare un provvedimento controverso, si attua una
campagna di sensibilizzazione della pubblica opinione, per giustificare
l’ineludibilità dell’intervento.
Di questo prendo atto, per dirla alla Di Lauro, che “l’evento è inesorabile come
gli incendi ad ogni inizio d’estate.”
Ma proprio perché l’evento è atteso, non riesco a
concordare sulla passività della sopportazione, senza preparare neanche un
secchio d’acqua.
Museo,
scuola di formazione, concerti, mostre o ripartire da Leone, come titola
l’ultimo articolo, sembra essere un passo indietro, una carenza di innovazione
che continua ad ignorare la necessità di andare incontro alle esigenze degli
utenti dei servizi giudiziari.
Pur condividendo i richiami alle tradizioni ed alle
glorie del passato, tuttavia non può farsi a meno di riflettere sulla necessità
di una integrazione dei servizi in una logica di work in progress, più
aderente alle esigenze dei consumatori.
Napoli, sede prescelta per la futura Banca del
Mediterraneo, non ha nessuna struttura a disposizione degli immigrati e
l’accesso alla giustizia di questa parte rilevante ed emergente della
popolazione è pressoché uguale a zero, con tutte le ricadute immaginabili sulla
loro emarginazione e la nascita di un sistema parallelo, chiuso verso la città
ospitante.
Andrebbero istituiti degli uffici per il disbrigo di
pratiche legali necessarie agli immigrati, diretti da avvocati assistiti da
rappresentanti madrelingua delle varie etnie. Si creerebbero delle nuove
occasioni di lavoro e la migliore integrazione della nuova popolazione
emergente, che accolta nell’area legale sarebbe sottratta al malaffare.
Si avverte la mancanza di una uniformità delle
decisioni giudiziarie nell’ambito dello stesso distretto. Un centro di
informatica giuridica ed un massimario delle sentenze emesse in ogni
giurisdizione all’interno della Corte d’Appello di Napoli, eviterebbe contrasti
di giudicato ed il dispendioso ricorso ai gradi successivi di giudizio.
Penso ai diritti tutelati dalla Convenzione
Universale dei Diritti dell’Uomo, ancora oggi violati nonostante i vari anni
trascorsi. Come sarebbe utile avere un osservatorio costante di monitoraggio,
per reagire alle ingiustizie che subiscono i napoletani.
Perché poi non
adibire le vecchie ma gloriose aule alla simulazione di processi di
diritto comparato ed alle tecniche di contrattazione commerciale
internazionali? Il confronto con l’ambiente degli affari in ambito europeo,
vede esclusa l’avvocatura napoletana.
Senza parlare delle Camere arbitrali che sarebbe il
caso di istituire in forma stabile per evitare il ricorso a pratiche
giudiziarie nocive per le relazioni commerciali.
I numerosi ambienti di Castelcapuano (a proposito
come è orribile la parola “maniero”, suona sinistra in un luogo così ricco di
storia) ben si presterebbero sotto il controllo del Consiglio dell’Ordine degli
Avvocati ad ospitare una sorta di moderno centro giudiziario, con strutture del
tipo indicato, sul modello di quanto già esistente in altri Paesi e, per
favore: non partiamo da Leone, partiamo dall’euro.
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