Napoli, 9 dicembre 2002

 

 

 

Alla PROCURA della REPUBBLICA

C/o il TRIBUNALE di Roma

 

 

Il sottoscritto Avv. Carlo Alvano nato a Napoli il 14 aprile 1946 con studio in Napoli alla via Fragnito n. 60 in proprio ed anche quale delegato dell’Associazione Consumatori ADUSBEF

ESPONE

il Ruolo Generale dell’Ufficio del Giudice di Pace di Roma, sito alla via Teulada 40, nella giornata di sabato rifiuta di accettare atti di iscrizione da coloro che essendo dei normali cittadini non sono addetti ai lavori o da coloro che, provenendo da fuori Roma, anche se professionisti forensi, non sono a conoscenza di una disposizione amministrativa interna che limita l’accettazione ai soli  atti in scadenza quel giorno.

PANICUCCI CARLA, funzionario di Cancelleria, da me interpellata in proposito il giorno 25 novembre 2002, ha confermato l’esistenza  di tale disposizione ed il diniego opposto dai dipendenti allo sportello accettazione, rifiutando al sottoscritto che ignaro era venuto da Napoli, l’accettazione di un ricorso.

La disposizione amministrativa in questione, non è esposta al pubblico e, non essendo legge non può sussistere presunzione di conoscenza legale da parte della pluralità dei cittadini.

Essa viola i principi costituzionali di trasparenza e buon andamento cui deve improntarsi una pubblica amministrazione.

Viola le norme sulla istituzione del giudice di pace, riforma attuata per consentire lo snellimento delle procedure attraverso un giudice onorario.

Quelle sul processo telematico in vigore dal 1° luglio 2002, per la speditezza dei processi attraverso l’invio di atti a distanza e quelle internazionali sull’equo processo che non ammette ritardi di alcuna specie.

In piena era telematica, con l’ A.I.P.A. per l’informatizzazione della P.A. e la firma digitale è scandaloso ed inammissibile constatare una così aperta violazione delle  norme nazionali e comunitarie e dei diritti dei consumatori.

Non essendosi l’Ufficio del Giudice di Pace di Roma uniformato alla volontà del legislatore ed ai bisogni dei cittadini, il personale preposto procura grave turbativa dell’ordine pubblico e delle occupazioni altrui per la evidente omissione di atti di ufficio. Si sottolinea che il 25.11.2002 erano più le persone che venivano rinviate indietro che quelle ammesse a presentare atti.

Per tanti motivi, il sottoscritto presenta la antescritta denuncia - querela e

CHIEDE

Che si faccia piena luce sui fatti esposti ed accerti chi sono i responsabili e la sussistenza di eventuale ipotesi di reato per le quali sia necessario procedere penalmente.

 

 

 

                                                                             Avv. Carlo G. Alvano