ALLA
PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL
TRIBUNALE DI NAPOLI
Io
sottoscritto AVV. CARLO ALVANO, delegato dell’Associazione Consumatori ADUSBEF,
sporgo formale denuncia e querela in proprio e nella qualità, chiedendo la
formale apertura di indagini
preliminari intese ad accertare la eventuale esistenza di responsabilità
penali a carico dei dipendenti delle Poste Italiane S.p.A., persone fisiche ad
individuarsi, per la loro punizione a norma di legge e per quanto di ragione,
in relazione alle rispettive attribuzioni e mansioni per i seguenti
FATTI
Il giorno 16 agosto 2004 alle ore 13,05 mi
sono recato presso l’Ufficio postale di Anacapri per eseguire un versamento in
conto corrente e, dopo aver osservato la fila, giunto allo sportello,
l’operatore si è rifiutato di compiere l’operazione da me richiesta assumendo
che essendo le ore 13,31 era trascorso da un minuto l’orario di apertura. Ho
fatto rilevare che il suo comportamento non era rispondente a norma non
essendovi alcuna certezza sull’orario. Difatti, mentre il mio orologio segnava
le 13,29 addirittura una sveglietta posta alle spalle dell’operatore segnava le
13,36. Inutili sono state le proteste anche delle altre persone in attesa ed il
responsabile dell’Ufficio ha dato ordine di non eseguire alcuna operazione.
A
prescindere da ogni considerazione sull’opportunità di consentire l’ingresso al
pubblico nell’ufficio anche dopo le ore 13,30, costringendolo ad una attesa
nella supposta convinzione di potere ottenere una prestazione di servizio, per
poi rifiutarla anche a chi entrato in tempo utile come me, ha atteso mezz’ora
per effetto della esiguità degli operatori,
(nel caso in esame un solo sportellista con evidente malformazione alla
mano destra che avrebbe dovuto essere impiegato in mansioni più confacenti alle
sue ridotte attitudini, così come prescrive la legge sugli invalidi), ciò che a
prima vista appare penalmente rilevante e sanzionabile è la circostanza che
l’ora di riferimento, non essendo data da alcun strumento di misurazione ufficiale,
è rimessa al libero arbitrio del singolo dipendente, il quale ha un interesse
personale ad interrompere quanto prima il servizio per poi allontanarsi, con
ciò incorrendo nel reato di truffa continuata ed aggravata dalla consapevolezza
di ricevere un indebito vantaggio economico con conseguente lesione dei diritti
degli utenti del servizio pubblico postale.
Mi risulta
che tale prassi sia in uso presso tutti gli sportelli delle Poste Italiane
S.p.A., per la qual cosa chiedo estendersi le indagini anche agli stessi
nell’auspicio che all’azione penale possa conseguire la moralizzazione di un
ennesimo diritto violato in danno dei consumatori.
Chiedo di
essere informato in ipotesi di archiviazione.
Anacapri
16.8.2004
Avv. Carlo
Alvano