“CAPRI DOMANI”

 

UN MUSEO PER L’ISOLA DI CAPRI

11 SETTEMBRE 2004 ORE 18,00

evento a cura dell’Avv. Vittorio Lagani

 

 

         Relazione dell’Avv. Carlo Alvano

 

Quando si parla di musei, pensiamo subito ad un luogo chiuso e severo ove mettersi in fila per vedere statue e quadri.

 

            Appare subito evidente che se iniziamo a fare un discorso di un museo a Capri, ci dobbiamo chiedere se questo è il modello che si può ipotizzare per un luogo che da sempre è stato  sinonimo di abitudini di vita che, partendo da qui si sono poi sviluppate e sono state accettate come originali anche fuori di questa comunità, oppure bisogna inventarsi un modello nuovo.

 

            Una prima risposta la si può ricavare se incominciamo ad analizzare a chi deve servire una struttura del genere e cosa debba contenere.

 

            Sul primo punto, non credo di avere dubbi. Come rappresentante dei consumatori, una struttura del genere deve rispondere alle esigenze degli stessi, perché se non fosse loro gradito sarebbe un qualcosa immancabilmente destinato a rimanere isolato non costituendo alcun attrattore.

 

            In una vicenda del genere, il significato della parola “consumatore”, ha un duplice significato. Da un lato si intende la persona culturalmente interessata a fruire di un bene del genere e dall’altro chi è disponibile a pagare un prezzo per “acquistare questa cultura”, concorrendo così con il suo contributo finanziario alla continuità dell’operazione.

 

            Tutto, quindi, si riduce ad un’unica matrice: bisogna fare qualcosa che, anche che si chiami “museo” (parola che evoca altri presupposti), in un posto come Capri, si inserisca nei circuiti turistici ed abbia un interesse commerciabile nel suo indotto, il posto ove ciascuno può immediatamente venire a contatto delle realtà passate e presenti di quest’Isola,  in virtù di tanto divenuta importante nel mondo.

 

            L’indagine prende forma e  comincia a delinearsi. Abbiamo bisogno di un contenitore e dobbiamo stabilirne il contenuto, all’interno del quale, un genere non prevalga su di un altro e le varie culture coesistano, perché in questo contesto assume notevole rilievo l'ambiente nel quale gli elementi sono collocati con riferimento allo stesso, l'armonia della distribuzione, e la riflessione che ognuno di essi suggerisce, una forma di persuasione che viene a mancare quando un bene culturale viene tolto dal suo ambiente naturale che ne ha determinato la formazione.

 

            Da tanto ne discende che bisogna riappropriarsi, essendone i legittimi proprietari, di tutto ciò che è stato asportato dall’Isola.

 

            Già nel 1982, scriveva Giorgio Weber alla Sig.ra Finerman, archivista della biblioteca storica dell’Università del Michigan, “Capri non possiede un museo archeologico. Gli oggetti di scavo rinvenuti a Capri, si trovano sparsi in varie città d’Europa. La sola cosa che resta sono le rovine di Villa Jovis”.

 

            Il povero avvocato Thomas Spencer Jerome, durante i suoi 13 anni trascorsi a Capri per rivisitare la vita di Tiberio, ingenuamente pensando che sul posto avrebbe trovato le fonti, fu costretto invece ad inseguirle nei posti più impensati per raccogliere testimonianze e documenti, sino al punto di costituirsi a sue spese un “museo” fornito di una biblioteca di oltre 4.000 volumi, documenti, foto e circa 150 iscrizioni greche e latine, vasi, frammenti di sculture, statuette votive, urne cinerarie, tutto trasferito nel 1983 all’Università del Michigan.

 

            Oggi a noi manca questa possibilità di scrutinare le fonti antiche e se qualcuno si accingesse a fare la stessa operazione, non perverrebbe allo stesso risultato dell’avv. Jerome, perché è già stato rastrellato tutto quanto poteva reperirsi nell’antichità.

 

            Discorsi del genere sono pari pari applicabili alla pittura. Abbiamo visto che molto faticosamente il Comune di Anacapri si è potuta dotare di una piccola pinacoteca dell’800, ma solo perché vi è stato un collezionista privato che nel venderla ha preferito perdere qualcosa, pur di darla all’istituzione locale.

 

            Dobbiamo quindi prendere atto che lungo queste direttrici, non tutto potrà ritornare al luogo di partenza e quello che potrà ritornare dovrà compiere dei percorsi lunghi, costosi e faticosi.

 

                        Passando ora ad altro argomento, ritengo che la semplice acquisizione di materiale del genere, non completerebbe quella funzione civica che ho in mente, alla quale dovrebbe rispondere un museo caprese.

 

            Quando sono stato in giro a chiedere agli amici capresi l’affissione nelle vetrine delle locandine di questa iniziativa, ho ricevuto una strana ma piacevole sorpresa. Per il passato e per altri argomenti non tutti gli operatori commerciali hanno dimostrato di condividere altri eventi, talvolta hanno opposto un deciso diniego la locandina oppure, pur esponendola  hanno polemizzato sull’iniziativa.

 

            In questa circostanza le cose non sono andate così. Il consenso che ho ricevuto è stato unanime e tutti mi hanno chiesto di esporre la locandina, anche soggetti dai quali non mi sarei mai aspettata una accoglienza del genere.

 

            Il mercatino della Marina Grande, con il quale non riuscivo a vedere alcuna connessione con il museo, non solo è stato tra i primi ad accogliere la richiesta con entusiasmo, ma mi ha poi impegnato in un discorso al termine del quale ho capito che anche chi vende frutta e verdura è interessato ad una iniziativa del genere.  Perché, far conoscere, per esempio ad un visitatore che i “pomodori capresi” sono soltanto quelli che hanno una particolare caratteristica, che l’insalata caprese va fatta in un certo modo, che a Capri ci si veste in altro modo;che le scarpe capresi di corda sono diversa dalle spagnole; è un’operazione di consumismo che giova ai commercianti perché ne valorizza i prodotti, ma è anche una raffinata operazione culturale, perché per far questo avremo bisogno di ricostruire la storia e chiederci perché certi fenomeni siano nati solo su quest’Isola e non in altri posti.

 

            Se si condivide questo tipo di impostazione allora le analisi sono convergenti ed il risultato è unico. A Capri abbiamo bisogno di un museo che non sia come tutti gli altri ma che più degli altri sia il luogo di concentrazione e custodia di quella che io definisco la “way life” caprese, cioè la filosofia di un popolo autoctono anche rispetto alla vicina Napoli, un modo di vivere, di pensare di guardare alla vita in positivo, in maniera solare ed incontaminata: in parole povere il museo che io auspico è un museo che raccolga non solo l’arte qui prodotta ma anche gli usi civici praticati dalla popolazione formandone il suo patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico.

 

            Per concludere bisogna infine chiedersi cosa occorre fare per creare un museo da un punto di vista delle leggi.

 

            In primo luogo bisogna stabilire se l’istituendo museo debba essere gestito in forma pubblica o privata. Su questo non avrei alcun dubbio a pensare ad una unione tra i due Comuni, come forma di rappresentanza di tutta la collettività, quale unico soggetto idoneo a garantire la bontà dell’operazione  e l’unione degli sforzi.

 

            Bisognerà poi individuare una struttura immobiliare idonea a contenere l’iniziativa, tra quelle già disponibili sull’Isola, essendo poco praticabile la strada della costruzione di un edificio “ad hoc”. La risposta non può che pervenire da uno dei due Comuni che dovrà dichiarare quale struttura potrebbe essere adeguata, da individuarsi di concerto tra di loro.

 

            Allo stato, sembrerebbe che la struttura più idonea e disponibile potrebbe essere quelladi “Villa Rosa” di Anacapri, atteso che la grandiosa e storica struttura della Certosa, abbisogna ancora di ingenti risorse finanziarie ed interventi, prima di poter parlare di una definitiva destinazione a museo.

 

            La Corte Costituzionale nel 1993 ha stabilito che la materia dei musei e biblioteche di enti locali, è attribuita dagli art. 117 e 118 cost. alla competenza normativa ed amministrativa delle regioni. Sarà pertanto necessario il  varo di un regolamento regionale, per questa località particolarmente interessante.

La legge statale attribuisce poi al ministero dei beni culturali e ambientali, la prerogativa di adottare le misure che ritiene più idonee, nel pubblico interesse, per garantire la conservazione e la salvaguardia dei beni culturali e a consentirne la fruizione da parte del pubblico. Sarà pertanto ancora necessario stabilire uno stretto collegamento con le diverse sovrintendenze  per valutare la idoneità dei locali destinati ad ospitare il museo e ricevere dalle stesse l’assegnazione delle opere d’arte che dovranno arricchirlo.

Infine, lasciatemi sognare. Chissà se un giorno non si possa iniziare una campagna mirata di scavi finanziata dal museo, per trovare quello che questo prezioso territorio ancora custodisce.